DIGITALIZZAZIONE E RESTAURO DI VECCHIE FOTO
Una vecchia foto non va migliorata.
Va salvata prima che se ne vada.
Digitalizzo negativi a colori e in bianco e nero, diapositive, lastre di vetro e stampe. Poi, solo se l’originale ha dei difetti, restauro la foto.
Tre foto, prima e dopo
Questi sono lavori miei.
Sono tre danni diversi, perché il tempo non lavora mai allo stesso modo su due foto.
prima

dopo

Foto di gruppo davanti a una chiesa, primi anni Quaranta. Una colata gialla la tagliava da cima a fondo e copriva tre volti in seconda fila.
prima

dopo

Due bambini al banco di scuola. Abrasioni e puntini bianchi su tutta la superficie, graffi sul viso della bambina, strappi ai quattro bordi.
prima

dopo

Una donna e una bambina in una piazza. La foto è ingiallita, il contrasto piatto, lo sfondo ormai illeggibile.
Guarda i tre volti sotto la colata gialla.
prima

dopo

Quei volti c’erano già. Ingrandendo l’originale si vedono sotto il velo: stessi lineamenti, stessa posa. Ho tolto il velo, non ho disegnato una faccia.
Digitalizzazione di diapositive, negativi e stampe
Cosa c’è nella tua scatola
Negativi, diapositive, lastre di vetro, stampe sciolte e fotografie incollate negli album. Ogni supporto si rovina a modo suo, e nessuno aspetta. Le pellicole in acetato si decompongono e cominciano a sapere di aceto: quando la decomposizione parte, non si ferma.
Le diapositive a colori perdono il colore, uno strato per volta. Le stampe ingialliscono e si incollano fra loro. Le lastre si crepano, e l’immagine si stacca dal vetro. Non serve sapere cosa hai in mano per portarmelo. Serve portarmelo prima.
Come lavoro
Guardiamo insieme cosa c’è: che supporti sono, in che stato, quali conviene salvare per primi. Poi digitalizzo, con attrezzatura dedicata, a una risoluzione che regge anche la stampa.
Riporto il colore dove stava, non dove fa più effetto. Il restauro viene dopo, e solo sulle foto che hanno davvero un difetto. Su una foto sana non c’è niente da restaurare, e te lo dico. La foto restaurata, se la vuoi anche su carta, te la stampo: da tenere o da regalare.
Non è un lavoro a peso. È un lavoro a foto.
Quello che non faccio
Non invento quello che non c’era. È la differenza fra me e uno strumento automatico.
Un programma che ripara una foto ricostruisce: al posto del volto rovinato mette un volto plausibile, che non è mai esistito. Su una foto qualsiasi non se ne accorge nessuno.
Sulla foto del matrimonio dei tuoi nonni è un’altra faccenda: quella faccia deve restare quella. E se un pezzo manca davvero, resta mancante.
Il mio è un restauro digitale: lavoro sul file, non sulla carta. Non incollo strappi e non tocco l’originale, che ti torna com’era.
Preferisco una foto onesta a una foto perfetta.
Per chi
Per chi ha ereditato una scatola e non sa da dove cominciare. Per chi l’ha trovata svuotando una casa. Per chi ha una foto sola, e quella.
Per chi vuole regalare una vecchia foto, a un anniversario o a un compleanno importante.
Perché me
Faccio il fotografo da trent’anni: la luce, il colore e i materiali sono il mio mestiere di tutti i giorni.
A giugno del 2026 ho concluso un corso di perfezionamento in digitalizzazione e restauro fotografico, organizzato da GruppoFormazione con l’Archivio Tommasoli di Verona e l’Istituto Design Palladio. Cinquanta ore, otto posti, ammissione per selezione.
L’esame finale era pratico, su reperti originali con danni veri.
Sugli archivi d’autore non intervengo. Lì serve una cultura storica che non ho. Io faccio il lavoro tecnico, lo storico lo fa un altro.
Parliamone
Se hai una scatola in soffitta e non sai cosa contiene, portamela. La apriamo insieme, ti dico cosa si può salvare e cosa no, e da lì decidi tu.
Perché una fotografia si può perdere due volte: la prima quando si rovina, la seconda quando qualcuno la ripara inventandola.

